martedì 28 settembre 2010

STORIE DI STRA(KER)ORDINARIA FOLLIA

L’altra sera mi sono fatto una lunga chiacchierata col mio fraterno amico e gestore del forum di NEXUS, Andrea Rampado, allo scopo di fare il punto della incresciosa situazione che si è venuta a creare con Rosario Marcianò, il quale ha pensato bene di sporgere denuncia nei nostri confronti per diffamazione (articolo 595/3 CP), sostituzione di persona (articolo 494 CP) e accesso abusivo di sistema informatico (615TER CP).



Ipotizzando che ci fossimo noi dietro un utente iscritto col nome di Straker (registrato con l’indirizzo email di rosario.marcianò@gmail.it dal quale è giunta la risposta di verifica) che si è spacciato per il vero Rosario Marcianò, quest’ultimo (senza sentirsi in dovere, vista la rilevanza penale delle accuse formulate, di contattarci preventivamente via telefono o altro per un chiarimento) ha sporto denuncia, che in seguito ci è stata notificata dalla locale stazione dei Carabinieri. Non mi dilungo sui gravi disagi per Andrea (che ha dovuto, già in precarie condizioni di salute, perdere una giornata di lavoro passata in auto su e giù dalla Lombardia) e la perdita di tempo prezioso per me; né sul danno per l’immagine e la reputazione dei sottoscritti e delle nostre rispettive attività. Mai come in questo caso vale il detto che “Chi semina vento, raccoglie tempesta”...

Mi risulta che Marcianò, il quale si dichiara un esperto informatico, avesse già segnalato le attività in rete di questa persona sin dal giugno 2009, però ha atteso che quest’ultima arrivasse sul nostro forum per denunciarci. D’altra parte Andrea, ligio al detto cinese che “se qualcuno te la mette nel c..o, non muoverti: faresti il suo gioco!”, nonostante l’invito dei “provocatori” a congelare il forum, lo ha lasciato attivo e si è limitato ad aspettare che il falso Marcianò entrasse nel forum, ne ha tracciato l’IP, ha rintracciato l’azienda da dove originava il collegamento e in quattro e quattr’otto l’ha smascherato. Questo è il risultato:


Buonasera a tutti

Scrivo queste righe dopo essere venuto a conoscenza di quanto sta realmente accadendo tra il Sig. Marcianò e la redazione di NEXUS, in particolare mi riferisco ad una querela sporta dal

Sig. Marcianò maturata in seguito ad un crescendo di incomprensioni tra le due parti.

In qualche modo sono entrato anche io in questa storia, del tutto innocentemente ho infatti avuto l'idea di registrarmi nel forum di NEXUS con il nick ::Straker:: il nove di questo settembre, quello che è successo in seguito è di pubblico dominio.

Non è di pubblico dominio però quella che è stata la mia reale intenzione nel postare quegli interventi, che ricalcavano comunque il pensiero espresso dal Sig. Marcianò nel suo blog www.tankerenemy.com.

Prima di tutto non era mia intenzione impossessarmi dell'identità di nessuno, tantomeno tentare di delegittimarlo o creare dei problemi a lui o al forum di NEXUS.

L'unica mia vera intenzione era quella di aprire un canale di dialogo costruttivo, attraverso una rappresentazione caricaturale di quello che era il clima instauratosi nei confronti di Armando De Para.

Erano volate parole grosse tra la redazione di NEXUS e i gestori del sito tankerenemy, si parlava di agenti infiltrati, paranoia e questo già da ben prima del mio intervento, quello che ho fatto io è stato di esporre questa contrapposizione che si era venuta a creare, in termini volutamente esagerati in modo da indurre una riflessione tra le parti e tra quanti leggevano quel susseguirsi di accuse reciproche.

A chi ha giovato quell'atteggiamento, a nessuno credo, ed il mio intervento, volente o nolente ha comunque smosso qualcosa, anche se purtroppo ha sortito l'effetto contrario di quello che volevo ottenere, un ulteriore inasprimento della situazione, culminata in una querela verso la redazione di NEXUS.

Per questo sono qui a scrivere questa lettera questa sera, dopo una chiacchierata con Andrea sono giunto alla conclusione che, per quello che mi attiene, porgo le mie più sentite scuse ai gestori di tankerenemy Antonio e Rosario Marcianò, sperando che vogliano accettarle e ribadisco che il mio intervento non era mirato nè alla diffamazione nè tantomeno alla loro delegittimazione.

Porgo le mie scuse alla redazione di NEXUS e a Tom Bosco nella misura nella quale i miei interventi possano aver contribuito all'inasprimento dei rapporti tra loro e Marcianò.

Spero che la situazione possa essere ricondotta ad un clima di serenità e cooperazione e che venga sotterrata l'ascia di guerra che vedo agitarsi in aria, quest'ascia ha già causato del dolore a tutti.

Informo anche che provvederò a cancellare l’utenza ::Straker::

Ringrazio Andrea per la disponibilità e per aver capito il mio punto di vista.

Autorizzo la redazione di NEXUS a pubblicare, se necessario, questa lettera, omettendo di specificare le mie generalità.

Questa storia mi è già costata troppo.

In fede

E. L.


A questo punto è lecito domandarsi se il vero scopo della denuncia in questione fosse di identificare il “falso” Straker o non invece arrecarci danno e delegittimare la nostra attività... Come ricorderà chi ha seguito i prodromi di questa penosa vicenda, la prima scintilla è scoccata quando abbiamo prima accettato nel forum e poi addirittura elevato al rango di “provocatore” di una sezione un tal Gucumatz, nonostante ci fosse stato segnalato che si trattava di un personaggio indubbiamente problematico. Sollecitati da Marcianò ad allontanarlo dal forum in quanto a suo dire si trattava di un noto disinformatore membro del CICAP, non abbiamo accettato di farlo, nonostante potesse anche essere chi viene affermato che sia. Abbiamo chiarito che sul forum di NEXUS chiunque ha il diritto di esprimere le proprie idee. Come dice Andrea, nel nostro forum i "rifiuti" vengono “trattati e riciclati” (la sua specialità...), essendo una sorta di “centro di recupero” per la variegata umanità che lo frequenta: professionisti plurilaureati, preti, santoni, contattati, di tutto e di più! Per questo non esistono moderatori, bensì provocatori, degni dei “peggiori bar di Caracas”. Va poi sottolineato che vi sono molti modi di provocare: chi viene allo scopo di provocare gratuitamente, trova poi pane per i suoi denti, ma il fatto di accettare invece di confrontarsi civilmente con gli altri crea fra i gestori e i partecipanti alle discussioni una fertile sinergia, un momento di crescita personale e collettiva. Gucumatz ci ha dato questa possibilità, ricevendone in cambio l’occasione di capire qualcosa di più.

In questo mondo alla rovescia, dove i veri scettici passano per complottisti, i presunti scettici si bevono qualunque idiozia purché di fonte ufficiale o “specialistica”, e i liberi pensatori diventano disinformatori, capita anche che qualcuno si appropri indegnamente di un nome e millanti poi una sostituzione di persona. Ed Bishop si starà rivoltando nella tomba, ma per noi rimane l’unico, vero e inimitabile Comandante Straker che, quando eravamo ragazzini, difendeva la nostra Terra dagli invasori alieni. Grazie, Ed!





lunedì 13 settembre 2010

CONVERGENZE PARALLELE

Sabato 11 settembre 2010, data dell’incontro organizzato a Milano dal David Icke Meetup al quale Paolo Attivissimo ed io partecipavamo come relatori sugli attentati avvenuti sul suolo statunitense nove anni fa, il gioco al massacro che qualcuno forse auspicava non c’è stato. Il fatto che io non condivida molte delle sue posizioni su svariati argomenti e non ne abbia stima a causa di certi suoi atteggiamenti spesso inutilmente arroganti e presuntuosi, tipici di chi è convinto di avere la Verità in tasca, non significa che egli non meriti quel rispetto che per mia natura porto nei confronti di chiunque faccia altrettanto. Il confronto, fatto salvo uno spiacevole episodio di intemperanza, è stato pacato e produttivo, anche se non mi è affatto piaciuto il tono inquisitorio e la maleducazione con cui venivo interrotto mentre argomentavo le mie risposte ad alcuni infervorati giovani simpatizzanti di Attivissimo.

Partendo dal presupposto che col tempo a mia disposizione non avrei mai potuto esporre esaurientemente le innumerevoli anomalie emerse in questi nove anni di indagini sugli attentati al WTC e al Pentagono, nonché sul Volo United 93 schiantatosi in Pennsylvania, né tantomeno inquadrarle in un contesto geopolitico, mi sono limitato a sottolineare la quantità e varietà di associazioni e comitati che sollecitano l’apertura di una nuova inchiesta sui tragici fatti, e a fornire qualche elemento di riflessione, meritevole a mio avviso di ulteriore approfondimento.

Attivissimo è stato assai circostanziato nella sua esposizione e addirittura stupito che ancora si stesse a discutere di certe cose: è tutto lì, nel sacro testo, il Rapporto della Commissione sui fatti dell’11 settembre. Basta leggere. Date retta agli esperti, loro sanno di cosa parlano, voi a quanto pare no. Se vi dicono che è assolutamente normale che due grattacieli di centodieci piani crollino quasi a velocità di caduta libera sulle proprie fondamenta un’ora dopo essere stati colpiti da un aereo, e un terzo faccia la stessa cosa senza nemmeno essere stato colpito direttamente, non date retta al vostro buonsenso: credeteci. È nel rapporto del NIST. Io invece mi stupisco che lui ancora invochi una richiesta di fede in un rapporto “sbufalato” dal grande David Ray Griffin col suo Rapporto della Commissione 11 settembre. Omissioni e distorsioni, per non parlare di quello del NIST, smontato pezzo per pezzo da Mark H. Gaffney (Dead on Arrival – The NIST 9/11 Report On The World Trade Center Collapse). Ah, già: il punto è che costoro non sono esperti professionisti, non hanno le competenze tecniche necessarie e quindi non sono abilitati a fornire una spiegazione né tantomeno una confutazione, per quanto ragionevole, convincente e circostanziata essa sia. Insomma, è solo una questione di certificazione, e tutti gli argomenti, gli elementi, i fatti e i ricercatori che non hanno il Bollino Blu non hanno alcuna dignità di replica. Ma oggi a far sentire la propria voce sono migliaia di professionisti dei più svariati settori (piloti, controllori di volo, ingegneri, architetti, cattedratici, avvocati, medici, militari, agenti dell’intelligence, personaggi politici, artisti, e chi più ne ha più ne metta…), appoggiati da una minoranza di persone variegata e in costante aumento. Siamo davvero convinti che siano tutti (me compreso) preda di un delirio collettivo?

Personalmente ritengo che la questione della competenza sia del tutto fuorviante, ed è proprio la storia ad insegnarcelo: per fare solo un esempio, furono i maggiori esperti della loro epoca a dichiarare che “Le macchine volanti più pesanti dell’aria sono impossibili” (Lord Kelvin, presidente della Royal Society, 1895); che “Le macchine volanti potranno infine essere più veloci; verranno utilizzate nello sport, ma non si possono concepire come vettori commerciali” (Octave Chanute, pioniere dell’aviazione, 1904); che “Gli aeroplani sono giocattoli interessanti ma di nessun valore militare” (Maresciallo Ferdinand Foch, comandante francese delle Forze Alleate durante gli ultimi mesi della Prima Guerra Mondiale, 1918); che “Atterrare e orbitare attorno alla Luna presenta così tanti problemi per il genere umano che alla scienza potrebbero servire ancora 200 anni per superarli” (Science Digest, agosto 1948) o addirittura che “Tutto ciò che può essere inventato è stato inventato” (Charles H. Duell, Commissario dell’Ufficio Brevetti degli USA, 1899). Paradossalmente, l’invenzione dell’aereo non la si deve a ingegneri plurilaureati ma a due geniali costruttori di biciclette, Wilbur e Orville Wright, e ad interessarsi dei loro primi voli non furono affatto le maggiori testate giornalistiche dell’epoca, bensì il Virginian Pilot, uno sconosciuto giornale locale. Se poi vogliamo fare l’esempio opposto, viene da domandarsi com’è possibile che il geniale Nikola Tesla, insignito dei massimi riconoscimenti scientifici del tempo e al quale dobbiamo i più importanti sviluppi tecnologici del secolo scorso, sia stato virtualmente cancellato dai libri di storia e dalla memoria collettiva, salvo ritrovare una certa notorietà negli ultimi anni grazie anche alla cosiddetta stampa “alternativa”. Potrei riempire pagine con nozioni di questo tenore, ma il concetto è chiaro: spesso non sono i titoli accademici a fare la storia, bensì casomai il contrario.

Non mi piace proprio il termine “complottista” (il quale paradossalmente ben si addice ad alcuni sostenitori di Attivissimo, che fantasticano di fumose strategie di comunicazione messe in campo dal sottoscritto alla conferenza per acquisire un’immeritata credibilità… troppo semplice parlare di normale educazione e disponibilità al confronto!) in quanto è un calderone che contiene tutto e il suo contrario, etichetta perfetta da affibbiare quando si vuole delegittimare in partenza chiunque abbia una visione non omologata della realtà e degli eventi e una opinione deviante dai paradigmi stabiliti dal sistema. Per fare un esempio, talora sono stato associato a “quelli che non credono che l’uomo sia andato sulla Luna”, nonostante non abbia mai scritto o dichiarato nulla in tal senso: io sono convinto che l’uomo sulla Luna ci sia stato eccome, seppure non secondo le modalità fornite dalla versione ufficiale. Se rigetto in toto quella degli eventi dell’11 settembre 2001, è semplicemente per via della sua palese assurdità e delle innumerevoli contraddizioni e anomalie che potrebbero spesso avere una spiegazione se prese singolarmente, ma di certo non collettivamente, non fosse altro che per un mero calcolo statistico (sempre che nel frattempo la statistica non sia diventata un’opinione…). Come ho già avuto modo di rimarcare in altre sedi, il mio approccio e quello di Attivissimo sono diametralmente opposti: il suo è caratterizzato da uno scientismo riduzionista che cerca di scomporre tutto in fattori spiegabili razionalmente; analizza ogni albero e non vede la foresta. Il mio è di tipo più olistico, onnicomprensivo, una deformazione professionale dovuta al fatto di dirigere da anni la rivista NEXUS, che in latino significa “nesso”. Da qui la citazione delle “convergenze parallele” nel titolo: malgrado l’apprezzabile disponibilità al confronto pubblico, tendenzialmente non vi saranno spostamenti di fronte tra il gruppo dei sostenitori della versione ufficiale e quello degli scettici (un meccanismo psicologico magnificamente esposto da Nikola Duper durante la sua eccellente relazione, sfortunatamente mancata da Attivissimo). Anche e soprattutto in questo caso si applica la “metafora perfetta” del carteggio epistolare Gossage-Vardebedian (leggetelo, ne vale davvero la pena). Ciò nondimeno, nulla vieta di organizzare un nuovo incontro pubblico con maggior tempo a disposizione dei relatori e articolato su alcuni punti precisi, magari i classici dieci, scelti dal sottoscritto e controargomentati da Paolo Attivissimo: starà al pubblico in sala decidere quali saranno le argomentazioni più convincenti, e ognuno potrà formarsi la propria opinione in piena libertà. Potremmo considerare quello di sabato come un primo approccio esplorativo in vista di ulteriori occasioni di incontro e condivisione, piuttosto che di scontro e delegittimazione: intanto abbiamo dimostrato che questo è possibile, e mi sembra davvero un gran risultato. E valga quel che una volta disse un saggio: “La risposta è solamente il punto in cui ti sei stufato di pensare.”

giovedì 9 settembre 2010

SCIE CHIMICHE, DISINFORMAZIONE E PARANOIA

L’ultima cosa che avrei mai immaginato è quella di dovermi occupare, in questa sede, di questioni che hanno ben poco a che fare con l’informazione e molto invece con sterili e inutili polemiche che non fanno altro che il gioco di tutti coloro che vorrebbero screditare un argomento tanto importante (e a me, come molti di voi sanno, assai caro) come quello delle scie chimiche. Onde evitare di sparare sulla croce rossa, non farò il nome del protagonista di questa incresciosa situazione, ma credo sia relativamente facile per chiunque intuire o scoprire di chi stia parlando…

Tutto cominciò un bel giorno in cui il personaggio in questione, noto ricercatore e divulgatore nell’ambito delle “chemtrails”, mi segnalò che il forum del sito di NEXUS era letteralmente “infestato” da debunker e disinformatori, e addirittura che alcuni ne erano diventati moderatori. Piuttosto allarmato, gli risposi che avrei approfondito la faccenda con l’amministratore del forum stesso, il mio amico e collaboratore Andrea Rampado, al quale lo rimandavo per delucidazioni. Non mancai di spiegargli che il forum di NEXUS, pur riflettendo lo spirito della rivista e del sito, era una creatura a sé stante e decisamente atipica. Quando, davanti a due robuste Tennent’s, Andrea ed io immaginammo questo spazio di discussione, ribaltammo tutti gli schemi: gli iscritti inizialmente erano “seccatori”, per poi progredire a “paraculo”, “complottisti”, etc. (non mi sembra di aver ancora visto assegnato l’inarrivabile titolo di “Jedi”…); la figura del moderatore veniva cancellata a favore di quella del “provocatore”, uno stimolo al confronto, alla riflessione, alla condivisione, alla ricerca della verità e della conoscenza. Questo ha significato che nel forum non sempre le posizioni di certi “provocatori” riflettessero le mie, e viceversa, ma il dibattito era sempre basato sul rispetto e sull’intelligenza da parte di tutti, e quelli che sgarravano venivano inesorabilmente emarginati. A causa dei numerosi impegni non sono mai riuscito a seguire il forum quanto avrei voluto, ma di certo la quantità e qualità delle discussioni e degli argomenti era, ed è, da Top Class.

Per farla breve, tra Andrea e mister X è iniziato via email un dialogo tra sordi, e la cosa è degenerata quando alcune porzioni (e solo alcune porzioni, estraniate dal contesto) del carteggio sono state da quest’ultimo postate sul suo blog, insieme ai dati sensibili di Andrea e a epiteti della peggior specie. Di colpo, il forum di NEXUS (e di riflesso la rivista, che per la cronaca in Italia è stata la prima ad occuparsi di scie chimiche, nel lontano 1998), il suo amministratore ed io stesso siamo diventati dei collusi col sistema, disinformatori e venduti (e chi più ne ha, più ne metta…). Quando poi ha scoperto di un convegno organizzato a Milano l’11/9, al quale parteciperò come relatore e al quale sarà presente anche Paolo “Goebbels” Attivissimo, apriti cielo!

Chi avrà modo di leggere le sue farneticazioni, potrà apprezzarne i toni da inquisizione e i contenuti prossimi allo zero, decidendo in piena coscienza e autonomia di giudizio quale valore possano avere. Va detto comunque che stiamo parlando di un ricercatore che ha prodotto molto valido materiale sull’argomento delle scie chimiche, tanto che abbiamo postato alcuni suoi articoli anche nel nostro sito (e addirittura favorevolmente recensito un suo libro sulla rivista). Purtroppo, la sua ricerca si è tramutata in ossessione, il suo attivismo in una crociata contro gli infedeli e la sua lucidità in paranoia: avrei dovuto intuirlo al primo indizio, quando alcuni anni fa se la prese con Massimo Mazzucco, a suo dire scientemente colpevole di aver utilizzato per la homepage del suo sito luogocomune.net un’immagine in cui (secondo lui) erano rappresentate delle scie chimiche… (disinformazione subliminale?) Sia quel che sia, questo è il triste risultato delle persone che si prendono troppo sul serio, che si sentono detentrici dell’Unica Verità, senza nemmeno rendersi conto del grave danno che arrecano proprio alla causa che sostengono di difendere. A sua parziale discolpa, riconosco che mister X ha subìto molestie non di poco conto da certi personaggi piuttosto equivoci, ma mi domando se almeno una parte di esse non siano state, se non istigate, quanto meno favorite da certi suoi comportamenti.

Avrei voluto spendere meglio questo tempo e queste energie occupandomi di questioni ben più importanti, ma questa puntualizzazione mi sembrava doverosa. Ora il vostro debunker vi lascia: l’11 settembre si avvicina e c’è un sacco di disinformazione da preparare e diffondere per l’occasione...

lunedì 26 luglio 2010

LA METAFORA PERFETTA


In attesa di rispondere in maniera conclusiva a Paolo Attivissimo nel riacceso dibattito sulle scie chimiche, desidero condividere con voi un divertentissimo brano di Woody Allen che secondo me è una metafora perfetta dell'interminabile controversia tra sostenitori e negatori del fenomeno... buon divertimento!

Il carteggio epistolare Gossage-Vardebedian

Mio caro Vardebedian,
sono rimasto alquanto rattristato questa mattina quando, guardando fra la posta, mi sono accorto che la mia lettera del 16 settembre contenente la ventiduesima mossa (cavallo muove nella quarta casella di re) mi è stata respinta a causa di un piccolo errore di spedizione – ho dimenticato il tuo nome e il tuo indirizzo (ma come si può essere freudiani!) e non ho messo il francobollo. Che io sia rimasto disorientato
ultimamente per le vicissitudini della Borsa non è un segreto, ma non voglio offrire ciò come scusa per la mia negligenza e monumentale inettitudine, malgrado in quel suddetto 16 settembre sia stato toccato il fondo di quella lunga spirale discendente che ha fatto crollare definitivamente l’Amalgamated AntiMatter dal novero delle grandi società, riducendo il mio agente di cambio alle dimensioni di un legume.
Avevo lazzaronato, scusami. Il fatto che tu non abbia notato la mancanza di quella lettera, indica un certo disorientamento da parte tua che attribuisco al poco zelo, ma il cielo sa che tutti noi possiamo sbagliare. Questa è la vita e il gioco degli scacchi. Orbene, l’errore è venuto a galla e ne seguirà una semplice rettifica. Se tu volessi essere così gentile da muovere il mio cavallo nella quarta casella di re, ritengo che potremmo proseguire con maggiore precisione il nostro piccolo gioco.
 L’annuncio di scacco matto che hai fatto nella tua lettera di questa mattina temo, in tutta franchezza, che sia un falso allarme e, se riesaminerai le posizioni alla luce della scoperta odierna, ti accorgerai che è il tuo re a rischiare di essere messo sotto scacco esposto ed indifeso come un bersaglio immobile per i miei alfieri predatori. Che ironia, le vicissitudini di una guerra in miniatura! Il destino, nella veste dell’ufficio “Lettere non Reclamate”, diventa onnipotente e – voilà – tutto si capovolge.
Una volta ancora ti prego di accettare le più sincere scuse per la mia sfortunata disattenzione ed attendo con ansia la tua prossima mossa. Ti accludo la mia quarantacinquesima mossa: il mio cavallo mangia la tua regina. 
Sinceramente,
 GOSSAGE

Gossage,
 ho ricevuto questa mattina la lettera contenente la tua quarantacinquesima mossa (il tuo cavallo mangia la mia regina?) e anche la lunga spiegazione sulla corrispondenza di metà settembre non pervenuta. Secondo te, stando ad una lettera andata smarrita ventitré mosse fa, il tuo cavallo che ho tolto dalla scacchiera settimane addietro dovrebbe trovarsi nella quarta casella di re. Non riesco a capire un errore
del genere, poiché ricordo chiaramente che hai effettuato una ventiduesima mossa che, ritengo, fosse quella della tua torre nella sesta casella di regina dove venne successivamente sacrificata in uno dei tuoi gambitti miseramente fallito. Attualmente la quarta casella di re è occupata dalla mia torre e, dato che sei rimasto senza cavalli malgrado la faccenda dell’ufficio Lettere non Reclamate, non comprendo
chiaramente quale pezzo tu stia usando per catturare la mia regina. Dato che la maggior parte dei tuoi pezzi è bloccata, penso che tu voglia spostare il tuo re nella quarta casella d’alfiere (la tua unica possibilità) – un adattamento che mi sono permesso di fare e, quindi, di fronteggiare con la mia mossa odierna, la quarantaseiesima, con cui mangio la tua regina mettendo sotto scacco il re. Ora la tua lettera diventa più chiara. 
In fede,
VARDEBEDIAN

Vardebedian,
ho appena finito di leggere attentamente la tua ultima lettera, quella contenente la strana quarantaseiesima mossa che riguarda la rimozione della mia regina da una casella in cui non si trova più da quindici giorni. Dopo un calcolo paziente, credo di avere capito la causa della tua confusione ed incomprensione dei fatti. Che la tua torre si trovi nella quarta casella di re è impossibile come l’esistenza di due cristalli di neve identici. Se fai riferimento alla nona mossa del gioco, ti renderai chiaramente
conto che la tua torre è stata presa da un bel pezzo. Effettivamente, si è trattato di quello stesso ardito sacrificio che ha scardinato la tua formazione centrale e ti è costato entrambe le torri. Che cosa stanno facendo ora sulla scacchiera? Vorrei farti presente che è successo quanto segue: lo scompiglio turbinoso a destra e a manca provocato dalla mia ventiduesima mossa ti ha lasciato in uno stato di lieve confusione mentale e, nell’ansia di mantenere le posizioni, non hai notato che la mia solita lettera non arrivava ed hai, invece, mosso i tuoi pezzi due volte assicurandoti un vantaggio alquanto sleale, non è vero? Quel che è fatto è fatto e ritornare meticolosamente sui nostri passi sarebbe difficile, se non impossibile. Pertanto, mi sembra che il modo migliore di rimediare all’intera faccenda è che tu mi dia l’opportunità di due mosse consecutive. Quel che è giusto è giusto.
 Per prima cosa, allora, prendo il tuo alfiere con il mio pedone. Quindi, dato che questa mossa lascia la tua regina scoperta, prendo anche lei. Penso che ora si possa procedere con le ultime mosse senza ostacoli. 
Sinceramente, 
GOSSAGE


P.S.: Accludo uno schema che mostra esattamente come si presenta ora la scacchiera, per tua opportuna cognizione circa le mosse finali. Come puoi notare il tuo re è intrappolato, scoperto e solo nel centro della scacchiera. I miei migliori saluti. G.

Gossage,
 ho ricevuto oggi la tua ultima lettera, e, benché fosse scarsa di coerenza, credo di capire a cosa sia dovuto il tuo smarrimento. Dallo schema che mi hai allegato è chiaro che da sei settimane stiamo giocando due partite completamente diverse: la mia, secondo la corrispondenza intercorsa; la tua, secondo criteri empirici anziché secondo criteri razionali. La mossa del cavallo che è andata apparentemente perduta nella corrispondenza sarebbe stata impossibile al momento della ventiduesima mossa, poiché il pezzo si trovava sul bordo dell’ultima colonna e la mossa che descrivi lo avrebbe fatto cadere sul vassoio accanto alla scacchiera.
In quanto ad accordarti le due mosse consecutive per compensare quella probabilmente smarrita nella posta, tu scherzi, caro mio. Ti accordo la prima mossa (tu prendi il mio alfiere) ma non ti posso concedere la seconda e, poiché ora è il mio turno, ribatto prendendo la tua regina con la mia torre. Il fatto che tu asserisca che non ho torri significa poco, in verità, dato che mi basta una semplice occhiata alla scacchiera per vederle svettare con astuzia e vigore. 
Infine, quello schema che nella tua fantasia dovrebbe rappresentare la scacchiera, fa venire in mente un gioco scombinato come solo i Fratelli Marx riuscirebbero a fare e, benché divertente, contrasta notevolmente con quanto hai appreso dal Trattato di Scacchi di Nimzowitsch che sottraesti lo scorso inverno dalla biblioteca ed infilasti sotto il golf, cosa che ti ho visto fare. 
Ti suggerisco di studiare lo schema qui accluso e ridisporre la tua scacchiera in conformità, in modo che
si possa terminare la partita con una certa precisione.
 Fiduciosamente,
 VARDEBEDIAN

Vardebedian, 
non desiderando tirare in lungo una faccenda già confusa (so che la recente malattia ha lasciato la tua fibra, solitamente robusta, piuttosto scombussolata e ti ha causato una lieve frattura col mondo reale) colgo l’occasione per sciogliere questo sordido groviglio di circostanze prima che giunga fatalmente ad una conclusione kafkiana.
Se mi fossi reso conto che non eri abbastanza gentiluomo da concedermi una seconda mossa compensatrice, la mia quarantaseiesima, non avrei permesso che il mio pedone prendesse il tuo alfiere. Secondo il tuo schema, infatti, i due pezzi erano collocati in modo da renderlo impossibile, legati come siamo al rispetto delle regole della Federazione Mondiale Scacchistica e non a quelle della Commissione Pugilistica dello Stato di New York. Senza dubitare dell’efficacia della tua intenzione di prendere la mia regina, obietto che si giunge ad un risultato disastroso quando ti attribuisci un tale potere dittatoriale ed arbitrario per mascherare errori tattici con doppiezza ed aggressività – un’abitudine che hai denunciato nei nostri leaders mondiali alcuni mesi fa nel tuo articolo “De Sade e la Non-Violenza”. Sfortunatamente, dato che il gioco non ha avuto respiro, non sono stato in grado di calcolare con esattezza in quale casella avresti dovuto rimettere il cavallo sottrattomi e suggerisco di lasciar decidere alla sorte, mentre io chiudendo gli occhi lo getto nuovamente sulla scacchiera, accettando per buona la posizione in cui cadrà. Ciò dovrebbe aggiungere un pizzico di imprevisto al nostro breve incontro. La mia quarantasettesima mossa è: la torre cattura il tuo cavallo. 
Sinceramente,
 GOSSAGE

Gossage, 
quanto è curiosa la tua ultima lettera! Volonterosa, concisa, con tutti gli elementi che sembrerebbero compendiare ciò che nell’ambito di certi gruppi avanzati passa per effetto comunicativo, però tutta permeata di quello che Jean-Paul Sartre ama definire “nullità”. Si resta improvvisamente colpiti da un profondo senso di disperazione, mentre balza vivido alla mente il ricordo di diari lasciati da taluni esploratori sperdutisi al Polo o il ricordo delle lettere di soldati tedeschi da Stalingrado. È affascinante come i sensi si disintegrino quando affrontano una subitanea triste verità e corrano all’impazzata in un accesso di follia sanguinaria, dando corpo ai miraggi e costruendo una precaria barriera contro gli assalti di una esistenza troppo terrificante.
 Sia quel che sia, amico mio, ho appena trascorso gran parte della settimana a ricercare il filo di quel pazzo vaneggiare che è la tua corrispondenza, nello sforzo di sistemare le cose perché la nostra partita possa concludersi una volta per tutte. La tua regina è andata, salutala e buttala da parte, come pure le tue torri.
 Analogamente scordati di un alfiere perché te l’ho preso. Quell’altro è piazzato in modo così inefficace e fuori gioco che non devi contarci, altrimenti ti si spezza il cuore.
 Circa il cavallo che hai perduto lealmente ma che rifiuti di abbandonare, l’ho ricollocato nella sola posizione concepibile per poterti seguire nel più incredibile groviglio di inortodossie dall’epoca in cui i Persiani hanno escogitato questo passatempo. Esso si trova nella settima casella del mio alfiere e, se riesci a tenere insieme le tue labili facoltà mentali quanto basta per valutare la scacchiera, noterai che questo agognato pezzo ora blocca al tuo re l’unica uscita dalla mia morsa stringente. Mi torna comodo che il tuo avido complotto si sia volto a mio vantaggio! Il cavallo rientrato slealmente in gioco silura la tua mossa finale.
La mia mossa è: regina nella quinta di cavallo e ti predico scacco in una sola mossa.
 Cordialmente,
 VARDEBEDIAN

Vardebedian,
 è ovvio che la continua tensione dovuta alla difesa di una serie di torpide posizioni senza speranza ha reso pigro il delicato meccanismo del tuo apparato psichico, trasformando la tua capacità di comprensione dei fenomeni esterni in una sottile carta velina. Non mi dai altra alternativa che porre fine rapidamente e misericordiosamente alla contesa, allentando la pressione prima che possa lasciarti danneggiato in permanenza.
 Cavallo – sì, cavallo! Nella sesta di regina. Scacco. 
GOSSAGE

Gossage,
 Alfiere nella quinta di regina. Scacco matto.
 Mi spiace che la competizione ti abbia eccessivamente provato ma, se può esserti di consolazione, ti dirò che parecchi maestri locali di scacchi dopo aver osservato la mia tecnica, non si sono più fatti vedere. Se vuoi una rivincita, ti suggerirei di provare a giocare a Scarabeo che è un mio passatempo di interesse abbastanza recente in cui chiaramente non riuscirei a vincere con tanta facilità.
 VARDEBEDIAN

Vardebedian,
Torre nell’ottava di cavallo. Scacco matto.
 Invece di tormentarti con ulteriori dettagli sul mio scacco matto, poiché penso che tu sia essenzialmente un buon uomo (un giorno qualche tipo di terapia mi darà ragione), accetto di buon grado l’invito a giocare a Scarabeo. Tira fuori la tua scatola. Poiché a scacchi hai giocato con i pezzi bianchi e, quindi, hai goduto del vantaggio della prima mossa (se avessi conosciuto le tue limitazioni, ti avrei controllato con più cura) tocca a me la prima mossa.
 Le sette lettere che ho appena pescato sono O, A, E, J, N, R e Z: un miscuglio di lettere niente affatto promettente che dovrebbe garantire, anche al più sospettoso, l’onestà della mia giocata. Fortunatamente però il mio vasto lessico associato all’inclinazione per i termini esoterici, mi consente di attribuire un ordine etimologico a quello che, per uno meno colto, può sembrare un guazzabuglio. La mia prima parola e “ZANJERO”. Cercala pure. Ora disponila orizzontalmente sul cartellone, con la E collocata nella casella centrale. Conta attentamente, senza dimenticare il doppio punteggio per la parola ottenuta con la mossa di apertura e il premio di cinquanta punti per aver utilizzato tutte e sette le lettere pescate. Il punteggio ora è di 116 a 0.
A te muovere. GOSSAGE

venerdì 23 luglio 2010

UN'ITALIA DA DIMENTICARE...

Apprendo da Televideo che l'amministrazione Obama ha varato una legge volta a tagliare "spese inutili" per 50 miliardi di dollari da qui al 2012. Una delle voci è la cancellazione dell'acquisto del nuovo elicottero presidenziale, anche se Televideo si è ben guardato dal riferire che il velivolo in questione, il VH 71 "Marine One", faceva parte di una commessa a Finmeccanica per 23 elicotteri Us101, la variante americana dell'Eh 101 costruito da Agusta-Westland, per un valore di circa 7 miliardi di dollari. L'Italia ringrazia, magari per voce di quel pusillanime ministro della difesa che l'altro giorno ha annunciato di aver cancellato l'acquisto di 25 Eurofighter (sempre Finmeccanica) definendo tale taglio "un risparmio intelligente". Ci vuole una incommensurabile faccia di tolla a definire "intelligente" una mossa del genere: se un taglio doveva esserci (e dati i tempi che corrono, è comprensibile) andava fatto nei confronti della discussa commessa degli F-35 di produzione USA (pur se con una partecipazione italiana) dei quali è in programma l'acquisto di ben 131 esemplari nelle varie versioni, per Aeronautica e Marina, per un costo di 11 miliardi di dollari (oltre al miliardo già speso). Stiamo parlando di un velivolo sul quale sarà praticamente impossibile intervenire in alcuni aspetti della manutenzione e dell'operatività, in quanto gli USA non forniranno il codice sorgente del sofisticato software di gestione. Insomma, oltre a pagarlo carissimo non potremo neanche utilizzarlo a seconda delle nostre necessità! (E niente vieta di pensare che nel software possa essere inserito un programmino per rendere letteralmente inutilizzabile il velivolo nel caso improbabile che si decidesse di usarlo in modi o teatri bellici non graditi allo zio Sam...) L'ennesima dimostrazione di piaggeria e di sottomissione da parte di un ministro, di un governo e di un paese che ha la pretesa di definirsi "sovrano" ma che da 67 anni è in tutto e per tutto una colonia USA. Che vergogna.



mercoledì 23 giugno 2010

SOLE PALLIDO, TERRA OSCURA

È proprio vero che la realtà supera le più sfrenate fantasie, come pure che sembra non esserci limite all’incompetenza, al cattivo gusto e al totale disinteresse dei personaggi, protagonisti e comprimari, direttamente o indirettamente coinvolti nella più grave catastrofe ambientale che la storia planetaria ricordi. Tony Hayward, l’amministratore delegato della BP da 1 milione di sterline l’anno, ha pensato bene di andarsi a riposare dalle faticose tribolazioni del Golfo del Messico partecipando sulla barca di 16 metri della quale è co-proprietario (e del valore di 470.000 sterline) ad una prestigiosa regata nelle azzurre acque di Solent, presso l’isola di Wight.


Povero Tony, bisogna capirlo: la società che gestisce è stata esplicitamente accusata di aver mentito al Congresso USA per ridurre le proprie responsabilità nell’incidente, dopo la divulgazione di un documento interno che dimostra come l’entità della fuoriuscita di petrolio nel Golfo del Messico venisse stimata essere venti volte maggiore delle cifre divulgate pubblicamente dalla BP. Laddove lo scenario peggiore previsto consisteva in 100.000 barili di petrolio al giorno, la compagnia parlava di 5.000 barili al giorno che nel peggiore dei casi potevano arrivare al massimo a 60.000.


Tyrone Benton, uno degli addetti alla piattaforma sopravvissuti all’incidente, ha dichiarato in un’intervista rilasciata alla BBC che già settimane prima del disastro si stavano verificando perdite di petrolio dall’impianto di sicurezza del pozzo, il cosiddetto BOP (Blowout Preventer) che avrebbe dovuto chiudere le valvole in caso d’incidente, che sia la BP che la Transocean, che gestivano la piattaforma, erano stati avvertiti del problema e che il pezzo difettoso era stato semplicemente staccato, invece di essere sostituito, così da non rendere necessario fermare la produzione. Benton non sa dire se poi, prima dell’esplosione, la sostituzione fosse stata effettuata.


Comunque Tony non ha di che lamentarsi troppo, dato che nel caso rassegnasse quelle dimissioni da più parti invocate, incasserebbe un bonus pari a 10.8 milioni di sterline e una pensione annua di 500.000, o almeno così sembra.

Nel frattempo, proprio in base alla sua testimonianza di fronte alla commissione del Congresso, si prevede che se non si troverà un modo di bloccare la perdita (si dice non sarà possibile prima di Natale…), il petrolio continuerà ad uscire per almeno due anni, forse addirittura quattro (basandosi sulla stima prudenziale di 60.000 barili giornalieri).

Mi viene da ridere (per non piangere) quando sento che la BP ha garantito un fondo di 20 miliardi di dollari per ripagare i danni: concordo con Patrick Martin (1) quando lo definisce un crimine corporativo oltre ogni immaginazione e afferma che il costo finale di questo immane disastro, combinando i danni agli ecosistemi, all’industria turistica e della pesca, nonché le conseguenze a lungo termine per la salute delle popolazioni locali, è probabile superi il bilione di dollari (mille miliardi).

ComeDonChisciotte ha pubblicato un paio di interessanti articoli (2), che esaminano le vere ragioni a monte dell’incidente, ma resta il fatto che trovo semplicemente grottesco quantificare in denaro un disastro ambientale di proporzioni tali che nessuna cifra al mondo potrà mai compensare:

“Quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto,


l'ultimo fiume avvelenato,


l'ultimo pesce pescato,


vi accorgerete che non si può mangiare il denaro.”

(Piede di Corvo)

Per aggiungere al danno la beffa, il 22 giugno un giudice federale di New Orleans ha bloccato una moratoria di sei mesi sulle trivellazioni in acque profonde, istituita dall’amministrazione Obama che in seguito agli eventi aveva sospeso l’approvazione di qualunque nuovo permesso di trivellazione nelle acque del Golfo del Messico. Il giudice ha affermato che il provvedimento era da considerarsi “nullo” e ingiustificato, in quanto l’impatto sulle imprese locali (leggi: petrolifere) sarebbe semplicemente eccessivo (in altre parole, un impatto negativo sul cosiddetto “ecosistema degli affari”). La Casa Bianca farà appello contro questa decisione…

Nel frattempo il petrolio ha cominciato a lambire Cuba, penetrando nelle correnti oceaniche:

http://www.youtube.com/watch?v=pE-1G_476nA&feature=player_embedded

Osservate questa mappa delle correnti, studiatevela e fatevi due conti su dove potrà arrivare tutto quel petrolio col passare del tempo…

Per darvi meglio un’idea, questa immagine termica sarà d’aiuto per visualizzare come si diffonderà il petrolio con le correnti oceaniche…


Nel frattempo, in caso di “emergenza nazionale” il buon Obama verrà investito del potere di “spegnere” Internet a volontà: questo il controverso disegno di legge (3) proposto da Joe Liebermann, guarda caso a capo della commissione statunitense per la sicurezza interna. Coi tempi che corrono e gli scenari che si prospettano nelle prossime settimane, mi sembra che questa legge caschi proprio a fagiolo…

Ovvio che di fronte a un’apocalisse del genere, la perdita di petrolio da una piattaforma egiziana nel Mar Rosso sia ben poca cosa, se non fosse che la chiazza sta minacciando Hurghada, un paradiso naturale visitato annualmente da milioni di turisti per immergersi nelle sue acque (sinora) incontaminate.

Passando ad altro, mi domando quale gatta ci cova alla NASA? Ultimamente l’ente spaziale sembra particolarmente preoccupato da tempeste solari potenzialmente devastanti per la nostra tecnologia (4), da piogge di meteoriti che potrebbero danneggiare le strutture in orbita, come la Stazione Spaziale Internazionale (5), e dagli strani comportamenti del Sole, mai osservati i precedenza (6), con particolare riguardo all’assenza di attività delle macchie solari, il cui ciclo tarda a ripartire. Questo comportamento inatteso ha mandato in tilt i software che “modellano” il ciclo solare, e si ritiene abbia importanti influssi sul clima terrestre, come evidenziato da un inverno insolitamente rigido. Si ritiene addirittura possibile che il Sole stia entrando in una fase magnetica del tutto nuova, che in un prossimo futuro impedirà del tutto la formazione di macchie solari…

Tutta questa frenesia può avere qualcosa a che fare con l’inarrestabile, onnipresente attività di aerosol sopra le nostre teste? Non lo so, ma se qualcuno avesse ancora dei dubbi sul fatto che alcuni dei composti delle famigerate “scie chimiche” ricadono direttamente al suolo, osservate questa foto, scattata da G. B., un carissimo amico, con attrezzatura fotografica professionale:


Quello che osservate ingrandito nella foto seguente non è un’aberrazione fotografica, né il frutto di un obiettivo sporco, né il risultato di una manipolazione fotografica. Ognuno tragga le proprie conclusioni…

sabato 19 giugno 2010

GOLFO DEL MESSICO: VERSO LA LEGGE MARZIALE?

La preziosa testimonianza del coraggioso giornalista e documentarista James Fox dalla Lousiana tratteggia uno scenario degno dei nostri peggiori incubi: è in corso una vasta operazione, apparentemente (e illegalmente, aggiungerei) gestita dalla stessa BP insieme, pare, alla Chevron, attorno alla quale è stata stesa una cortina di protezione quasi impenetrabile. È impossibile avvicinarsi alle zone del disastro, o parlare con qualcuno degli addetti alle operazioni, vincolati al segreto più totale. Nessuno può filmare o fotografare nulla (pena la confisca degli apparecchi), lo spazio aereo sopra la chiazza è stato virtualmente chiuso (quindi non è possibile effettuare riprese dall’alto che aiutino a capire la situazione) e sono state segnalate truppe in pieno assetto da combattimento nonché l’arrivo presso l’aeroporto militare di Jacksonville di un gran numero di veicoli bianchi delle Nazioni Unite. Tutto lascia ipotizzare che stia per essere dichiarato lo stato di emergenza con conseguente Legge Marziale. In altre parole, un altro insano passo avanti verso la realizzazione di un Nuovo Ordine Mondiale.

http://www.youtube.com/watch?v=-0fLnRpofPg

http://www.youtube.com/watch?v=fKhMVAa4UlI&feature=related

Il corexit, solvente usato in quantità industriali per dissolvere le chiazze di petrolio (e occultare in tal modo la magnitudine della catastrofe in corso) sta provocando danni enormi, non solo all’ambiente marino ma anche all’atmosfera, in numerose aree letteralmente velenosa. Qualcuno ritiene possa ricadere sotto forma di piogge tossiche, addirittura per anni! (1) Senza dimenticare il benzene:

http://www.youtube.com/watch?v=eGxGVGiD3yk

Il petrolio ormai sembra fuoriuscire direttamente da alcune crepe sul fondo marino:

http://www.youtube.com/watch?v=b2RxIQP0IBU&feature=player_embedded

Questo video sembrerebbe confermare i timori espressi più di un anno fa da numerosi geologi, secondo i quali il fondo marino oggetto delle trivellazioni della BP è marcatamente instabile se non decisamente pericoloso a causa della presenza di un’enorme sacca sotterranea di gas metano, in pressione a 100.000 libbre per pollice quadrato (PSI), e date le premesse che l’incidente alla piattaforma Deep Horizon era un evento praticamente scontato, il quale ora ha messo in moto una catena di conseguenze irreversibili. Due membri del Congresso, in un rapporto inviato all’amministratore delegato della BP, Tony Hayward, hanno affermato: “Sembra che la BP abbia continuato a prendere, una dopo l’altra, decisioni per risparmiare tempo e denaro che hanno aumentato il rischio di un’esplosione.” Fatto sta che ora esiste il rischio concreto che dalle fessure sul fondo si formino enormi bolle di gas metano in pressione che risalendo alla superficie potrebbero devastare navi e piattaforme di trivellazione nella zona e uccidere un gran numero di persone.

Ma questo è ancora niente: lo scenario peggiore prevede che se queste bolle dovessero fratturare ulteriormente il fondo marino, si verificherebbe un’esplosione di una potenza assimilabile alla devastante eruzione di Mt Saint Helens, nel Pacifico nord-occidentale, avvenuta nel 1980. Un enorme flusso di gas si farebbe strada attraverso chilometri di roccia sedimentaria, strato dopo strato, esplodendo con una pressione stimata di 50 tonnellate per pollice quadrato che squarcerebbe varie miglia di fondo marino con una detonazione gigantesca, uccidendo tutto ciò con cui entra in contatto e innescando un’ondata di tsunami quasi supersonica con velocità fra i 650 e 950 chilometri orari e alta oltre trenta metri. (2) Florida, Lousiana, Texas… devastazione totale, con decine, forse centinaia di migliaia di vittime. Come ciliegina sulla torta, sembra che il petrolio che continua a fuoriuscire sia anche moderatamente radioattivo! (3) Apparentemente questo fattore è legato, guarda caso, proprio alla forte presenza di metano. (4)

Ho molto apprezzato una mail speditami appena rientrato dal Giappone dal mio amico e collaboratore Andrea Rampado, che occupandosi tramite la sua azienda Biokavitus di tecnologie di cavitazione e nanobolle mi ha segnalato una brillante soluzione per il recupero del petrolio nel Golfo del Messico proposta da una loro concorrente statunitense. Sono d’accordo con lui che la massima divulgazione dell’esistenza di queste soluzioni è vitale in situazioni come questa. Potete scaricare qui l’interessantissimo documento (in inglese).

Vi aggiornerò quanto prima sulla situazione, condendo il tutto con interessanti notizie su quanto sta accadendo al Sole…

Note:

1) http://www.examiner.com/x-33986-Political-Spin-Examiner~y2010m6d17-North-America-facing-years-of-toxic-rain-from-poisonous-BP-oil-spill-dispersants

2) http://www.helium.com/items/1864136-how-the-ultimate-bp-gulf-disaster-could-kill-millions; http://www.washingtonsblog.com/2010/06/bp-admits-that-if-it-tries-to-cap-leak.html

3) http://www.rense.com/general91/glf.htm

4) http://www.rense.com/general91/d2se.htm

lunedì 14 giugno 2010

GOLFO DEL MESSICO: LA PIÙ GRAVE CATASTROFE AMBIENTALE DELLA STORIA

Apprendo da televideo che domani (martedì 15 giugno) il presidente Obama avrebbe in programma un discorso alla nazione, presumibilmente per comunicare alla popolazione gli ultimi dati relativi al disastro ambientale del Golfo del Messico.

In attesa di compilare un articolo ben più esaustivo sull’argomento, magari dopo aver sentito cosa comunicherà questa brillante guida della nazione statunitense, mi sembra doveroso comunicarvi un riassunto delle conclusioni basate sulle informazioni trapelate da alcuni scienziati costretti al silenzio (informazioni esaminate da altri specialisti che ne confermano l’attendibilità) e che i media si guardano bene dal dare:

Si stima che la pressione con la quale il petrolio fuoriesce nelle acque del Golfo sia compresa tra 20.000 e 70.000 PSI (libbre per pollice quadro): una pressione impossibile da controllare. Si stima inoltre che la quantità giornaliera di petrolio che fuoriesce dal fondo marino sia compresa tra 80.000 e 100.000 barili di petrolio. Il flusso di petrolio e gas che fuoriesce ad alta pressione dal pozzo trascina con sé sabbia e roccia, i quali producono un effetto erosivo su quel che rimane di quest’ultimo e sul foro di uscita. Di conseguenza, il diametro continua ad allargarsi, aumentando la quantità di petrolio che fuoriesce. Qualunque dispositivo di contenimento piazzato sopra il pozzo non è in grado di resistere all’enorme pressione.

Il petrolio ha ormai raggiunto la Corrente del Golfo e sta entrando nel ciclo della corrente oceanica, la quale è almeno quattro volte più forte della prima e lo porterà in giro per il mondo entro 18 mesi. Le possibili conseguenze di una tale alterazione dell’ambiente marino sono al momento imprevedibili.

Il petrolio, insieme ai gas, il benzene e svariate altre tossine, sta eliminando l’ossigeno presente nell’acqua, uccidendo tutte le forme di vita nell’oceano. Oltre al petrolio, sulle coste arriveranno quindi enormi quantità di pesci e altri animali morti, aggravando ulteriormente la situazione ambientale.

Una volta che l’intensa pressione avrà rimosso la testa del pozzo, il foro continuerà ad allargarsi e il petrolio potrà sgorgare liberamente nel Golfo del Messico. Quando dall’enorme sacca che si trova 8 chilometri al di sotto del fondo oceanico saranno fuoriusciti svariati MILIARDI di barili di petrolio, la pressione inizierà a normalizzarsi. A questo punto la grande pressione dell’acqua alla profondità di circa 1.500 metri indurrà quest’ultima a penetrare nel buco e quindi nella sacca precedentemente occupata dal petrolio. Si stima che a quella profondità la temperatura possa raggiungere e forse superare i 200°C. L’acqua che penetra si trasformerà in vapore, creando un’enorme quantità di forza e sollevando il fondo oceanico. Difficile stabilire quanta acqua entrerà nella sacca e di conseguenza calcolare di quanto si potrà sollevare il fondo. È possibile che questo fenomeno crei uno tsunami con onde tra i 6 e i 25 metri, e forse anche di più. Dopodiché il fondo collasserà nella sacca ormai vuota: il modo con cui la natura sigillerà il buco.

A seconda dell’altezza delle onde dello tsunami, i detriti oceanici, il petrolio e le strutture esistenti verranno spazzate lungo le coste e nell’entroterra, devastando completamente l’area per un’ampiezza tra gli 80 e i 300 chilometri. Anche rimuovendo i detriti, gli elementi contaminanti che rimarranno nel terreno e nelle falde acquifere impediranno la ripopolazione di queste aree per un imprecisato numero di anni.

Naturalmente mi auguro di tutto cuore che questo pauroso scenario non abbia mai a verificarsi, ma è un fatto che tutti i tentativi sinora operati dalla BP per fermare la fuoriuscita di petrolio sono miseramente falliti, così come l’esistenza di un “cordone sanitario” attorno agli operatori impegnati nella zona che impedisce qualunque contatto con la stampa, i giornalisti, etc. Tornerò presto su questo e molto altro nel mio prossimo intervento; per ora vi lascio con un paio di vignette cercando di strapparvi una risata a denti stretti…

NEI PROFONDI RECESSI DI UN DIRIGENTE DELLA BRITISH PETROLEUM

"Come mai è così scuro qui? La marea nera ci ha già raggiunti?"

"Glielo diciamo dove ha la testa?"

"Non ancora. Almeno ha trovato il modo di tappare un buco..."

"Già, ma solo i dirigenti di alto livello conoscono questa tecnica."